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Gli alunni delle classi 2 A, 5 A, 4 P, 5 P e 5 B dell’I.T.C. “A.Torrente” accompagnati dai prof. M. Franciosi, A. Numeroso, M. R. Ruggiero e L. Assante hanno partecipato nei giorni 12 e 13 aprile 2010 presso l’Istituto Italiano per gli studi filosofici al seminario del prof. R. De Maio dell’università di Napoli “Federico II” su “Amore e seduzione. Letteratura, musica, arti figurative” articolato in due lezioni sul lessico d’amore (la questione della reciprocità da Saffo a Marcella nel Don Chisciotte, Cupido e Venere, Amore e Psiche, Paolo e Francesca) e sulla seduzione d’amore (il mutamento di Polifemo secondo Filosseno e Teocrito,  Giuditta interpretata da Alessandro Scarlatti e Bernardo Cavallino, Sansone e Dalila, la Maddalena seduttiva).
Alate e “seducenti” come non mai sono state le ispirate parole del prof. De Maio, ordinario di storia del Rinascimento e di storia moderna presso la Facoltà di Lettere dell’università  di Napoli”Federico II”, confermatosi, come nell’affettuoso ricordo dell’avvocato G. Marotta, presidente e fondatore dell’istituto ,“pifferaio mite e colto che avvince i giovani con il calore e la fondatezza delle proprie argomentazioni”. Illuminati dall’umana affabilità e dalla singolare “grazia del senso critico e del linguaggio adeguato che fanno lo storico”, ben individuati dal De Maio nei suoi scritti, sono stati gli interventi della prof. R. Ragone, sua “preziosa collaboratrice”, docente e dottore di ricerca in Discipline Filosofiche, nota studiosa del neostoicismo italiano e quanto mai attiva ed appassionata  è stata la partecipazione degli studenti che hanno sovente interloquito con i relatori dimostrando, come ha rilevato nel suo intervento conclusivo il prof. M. Franciosi, coordinatore dell’iniziativa, che “il seminario sull’amore e sulla seduzione non è stato una vuota ed astratta esercitazione retorica, ma ha confermato, secondo una persuasione comune da Dostoevskij a Saviano, come nella bellezza sia la salvezza del mondo poiché ogni cuore educato dall’arte e dalla poesia non può che operare nel senso della solidarietà, della compassione, dell’amore, di quell’amore che trasformò il mostruoso Polifemo in tenero e sospiroso amante, di quell’amore che fa brillare negli occhi degli amanti la luce degli dei secondo l’indimenticata immagine platonica, di quell’amor che, da immemorabile tempo, a nullo amato amar perdona…”

Michelangelo Franciosi